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GIULIANO CENTRODI ALL'UNIVERSITA' DELLA TERZA ETA'

PAPA GREGORIO XVI E CAMALDOLI

di Virgilio Badii - Studioso
Giuliano Centrodi, modellista storico della Unoaerre, è stato protagonista della lezione di lunedì 9
all’Università dell’Età Libera di Capolona Subbiano.


Ideatore, direttore, curatore e conservatore del museo storico dell’azienda orafa aretina, autore di
“Novant’anni preziosi”, il dottor Centrodi, si è lasciato coinvolgere dapprima nel racconto della
fabbricazione delle spade di Saddam Hussein nella nascita della medaglia dell’amore, per poi immergersi
nella storia di Papa Gregorio XVI, 254° vescovo di Roma e Papa, ultimo monaco a salire sul soglio di Pietro.
Sì perché il bellunese Bartolomeo Alberto Cappellari era entrato nell’ordine monastico dei camaldolesi col
nome di Fra Marco fin dal 1783 all’età di 18 anni. La sua solida formazione teologica lo portò presto a Roma
dove fu dapprima vicario dell’abate del monastero di S. Gregorio al Celio (1800), abate dello stesso
monastero (1805), quindi procuratore generale (1807) ed infine eletto Vicario Generale dei Camaldolesi
(1823).
La sua strada nella prelatura romana si concretizzò con il rango di consulente della neonata congregazione
degli Affari ecclesiastici straordinari, conferitogli da Pio VII nel 1814, cui si aggiunsero subito dopo l'incarico
di consultore del S. Uffizio, nel 1821 quello di consultore di Propaganda Fide, poi la nomina a cardinale a
opera di Leone XII che lo riservò in pectore il 21 marzo 1825 e lo pubblicò il 13 marzo 1826. Infine, come
vertice della carriera, la prefettura di Propaganda Fide, affidatagli il 1° ott. 1826 per occupare il posto
lasciato vacante dal card. E. Consalvi, morto due anni e mezzo prima (non sono chiari i motivi del lungo
ritardo della decisione di Leone XII).
Il culmine arrivò con il conclave apertosi il 14 dicembre 1830, in una situazione critica per lo Stato della
Chiesa per l’eco delle rivoluzioni scoppiate in Francia, Belgio e Polonia. Il 2 febbr. 1831, dopo cinquanta
giorni di conclave, a sorpresa dopo una aspra battaglia prima tra De Gregorio e Pacca e poi tra Macchi e
Giustiniani venne così eletto con trentadue voti su quarantuno il Cappellari, che prese il nome di Gregorio
XVI a ricordo di Gregorio XV, fondatore di Propaganda, di Gregorio Magno, già abate al Celio, e di Gregorio
VII. Il 6 febbraio, ancora semplice prete (come nel Settecento lo erano stati fino al papato Clemente XI e
Clemente XIV), fu consacrato vescovo dal confratello card. P. Zurla, vicario generale di Roma.
Centrodi si è soffermato sulla situazione economica e sociale della Roma di quegli anni per sottolineare
l’impulso verso l’arte orafa e argentiera che coinvolse anche Arezzo visto che furono proprio gli Spagna
(argentieri romani) a fornire gli argenti per la curia aretina dopo che i francesi avevano depredato la chiesa
di Arezzo nel 1799.
Il fatto che poi Gregorio XVI, tra l’altro promotore dell’arte e della cultura, appartenesse alla Congregazione
Camaldolese ha fatto sì che proprio Camaldoli fosse destinataria di alcune splendide pianete donate
nell’aprile del 1839 ed altri oggetti liturgici tra cui un calice di rara bellezza e di grande interesse opera di
Vincenzo II Belli, ed il cosiddetto reliquiario di San Benedetto.
Centrodi si è particolarmente soffermato nella descrizione dei preziosi oggetti custoditi a Camaldoli,
soprattutto di una pianeta in laminato d’argento e ricami in oro che reca una complessa e ricca decorazione
di girali con foglie, fiori, viticci, uva, spighe e bacche, e, nel retro, lo stemma di Papa Cappellari, finemente
ricamato.
Nella Biblioteca dell’Eremo è poi custodito il busto a tutto tondo in marmo bianco di Papa Gregorio XVI,
pervenuto dal Monastero di S. Gregorio al Celio prima del 1960, opera di buona tecnica ma anche di
freddezza accademica dello scultore Giuseppe de Fabris (attribuita sulla scorta di un altro busto, in bronzo
fuso, presente in S. Giovanni al Celio).
La lezione del dottor Centrodi continuerà lunedì 16 quando si parlerà proprio del monastero e dell’eremo di
Camaldoli e delle preziose opere (anche del Vasari) lì presenti.



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