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ELENA GIANNARELLI ALL'UNIVERSITA' DELL'ETA' LIBERA: L'ARNO

ELENA GIANNARELLI ALL’UNIVERSITA’ DELL’ETA’ LIBERA: L’ARNO

Una lezione semplicemente fantastica, Elena Giannarelli non è una donna appariscente, anzi è piccola, ma ha una testa veramente superlativa: è riuscita a concentrare l’attenzione di un auditorium di scolari avanti con l’età su un argomento come l’Arno. Docente che si è formata alla grande Scuola Normale di Pisa vive nel monastero di Santa Marta a Firenze ed è fortemente appassionata di Pisa dove ha trascorso i suoi anni migliori.

Parte dal Lago degli idoli sul Monte Falterona e spiega che gli etruschi hanno popolato quella zona dal 6° secolo avanti Cristo al terzo secolo dopo Cristo.

Il fiume nasce da Capo d’Arno sul Monte Falterona, a Stia, che il primo paese attraversato, riceve subito l’affluente Staggia, prosegue per Pratovecchio: in questa località esisteva un tempo una specie di porto ove venivano depositati sul fiume i tronchi provenienti dagli Appennini e che, per fluitazione, venivano mandati a Firenze per essere utilizzati nelle falegnamerie e nelle costruzioni. Ha ricordato l’antico campanilismo tra Stia e Pratovecchio a proposito della stazione ferroviaria: la volevano tutti e due. Andò che venne costruita sul confine ed allora come oggi è scomoda per tutti e due. La professoressa ricorda il Monastero, ancora oggi abitato, di Santa Maria della Neve costruito nel 1567, rimaneggiato più volte nei secoli ed infine dotato di un campanile a vela: uno dei primi della Toscana.

Poi Subbiano (forse derivato da Saevianus un antico romano assegnatario di queste terre) e Capolona (Caput leonis), un'abbazia fondata nell'alto medioevo da Ugo di Toscana per un omaggio alla propria madre Willa. Caratteristica di questi posti è il verde, quel verde tenue, familiare che ristora l'animo. Ha parlato delle due dighe di Subbiano e Capolona, create per rallentare la violenza delle acque e delle leggende relative ai luoghi. Una che individua delle enormi manone gettare i sassi che costeggiano il fiume in alcuni punti oppure l'antica credenza che voleva le porte e le finestre chiuse quando un bambino moriva affogato; bisognava chiuderle per impedire che entrassero in casa gatti e badalischi (figure leggendarie della tradizione casentinese).

Ha parlato di Federico Bobini detto Gnicche, un bandito che rubava ai ricchi per dare ai poveri e che era originario di questi posti. Ha letto alcuni brani di poesia popolare aventi ad oggetto proprio Gnicche il quale morì per mano di un Carabiniere il 14.03.1861. Le pubblicheremo autonomamente in un secondo tempo.

Poi Ponte Buriano che alcuni studiosi hanno creduto di riconoscere nel quadro della Gioconda di Leonardo esposto a Parigi. E' un fatto che Leonardo é stato da queste parti ed ha visto il ponte, mentre non risulta sia stato in altri posti che reclamano quella notorietà. Un ponte bello, romanico, di 8 arcate più una che era rimasta interrata e che è stata scoperta successivamente. Il Ponte Buriano venne costruito nel 1275 su un ponte romano molto più antico.

Poi Monte sopra Rondine,con un castello conquistato dagli aretini del Vescovo Tarlati, poi passato sotto Firenze. La leggenda direbbe che il Castello di Rondine sarebbe stato costruito da Ponzio Pilato, il quale per poter disporre di acqua per lavarsi le mani dal sangue di Cristo avrebbe scelto quel posto lungo l'Arno, poichè aveva esaurito tutta l'acqua della Palestina. La Prof.ssa Giannarelli ha proseguito l'escursus fino a Pisa, città che la Giannarelli ha nel cuore, per motivi redazionali di brevità pubblicheremo il resto della lezione successivamente.

 

 

 

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