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SECONDA PARTE DELLA LEZIONE DI E. GIANNARELLI SU ARNO ALL'UNIVERSITA' DELL'ETA' LIBERA

UNIVERSITA’ DELL’ETA’ LIBERA ELENA GIANNARELLI E LA SUA LEZIONE SULL’ARNO SECONDA PARTE

Siamo arrivati al Ponte Buriano, ove l’acqua cessa il suo impeto e scorre sonnacchiosa sotto le otto volte dell’antichissimo ponte. Un ponte già esistente in epoca romana e che venne ricostruito nel1276. Si racconta che Leonardo, nel dipingere La Gioconda abbia inteso riprodurre proprio questo manufatto sulla sfondo del quadro. Studiosi si sono dedicati proprio a questo concetto nello studiare la genesi del dipinto.
La Prof.ssa si è poi dilungata nella illustrazione della figura di Federico Bobini, detto Gnicche, che era nato su una frazione presso le sponde del fiume, un bandito di fine ottocento del quale si diceva che rubasse ai ricchi per donare ai poveri. In realtà si trattò di un grassatore che infieriva sia sui poveri che sui ricchi e che venne colpito a morte da un Carabiniere il 14.03.1861.
La Giannarelli ha letto alcune poesie in ottava rima che pubblicheremo in altro momento.
Segue, lungo il corso del fiume, il castello di Rondine: un castello molto forte che la leggenda vuole sia stato il castello dove Ponzio Pilato si sia ritirato per continuare a lavarsi le mani del sangue di Cristo sullArno, avendo esaurito tutta l’acqua della Palestina. Il Castello costruito nel 1287 vene prima conquistato dal vescovo di Arezzo Tarlati e poi, nel 1333, passò a Firenze.
Seguono Figline e Incisa, oggi comune unico, in passato, quando erano due comuni distinti si dice che i figlinesi abbiamo detto “Incisa è un trogolo”. Così quelli di Incisa , una notte andarono a Figline con vacche e coltri e coltrarono la piazza principale di Figline, vi gettarono del concio stallatico e dissero “Incisa sarà un trogolo, ma Figline è una concimaia”.
Tra simili gaiezze il fiume scorre indifferente verso Firenze, qui dopo aver lasciato il racconto di Lucrezia Mazzanti che si uccise per aver dovuto subire la violenza di un capitano dell’esercito di Carlo V che allora invadeva l’Italia, trova il Ponte alle Grazie(ricostruito dopo la guerra poiché era stato distrutto dai tedeschi in ritirata). Questo ponte un tempo si chiamava Ponte Rubaconte e in continuazione con i piloni portava delle casette-cellette in cui erano sistemate delle monache di clausura che pregavano per la città.
Poi Ponte Vecchio (unico non distrutto dai tedeschi) il quale è stato costruito nel 1334 in sostituzione di un precedente ponte portato via l'anno prima da un'alluvione.
Poi il Ponte dell'Indiano il cui nome vuol ricordare un giovane indiano che morì a Firenze nel 1872 il quale, prima di morire volle esentare le proprie mogli dall'uccidersi come invece prevedeva la religione indiana.Naturalmente le mogli furono liete.Segue poi Signa dal latino Signum; era il vero e proprio porto fluviale ove terminava la fluitazione dei tronchi provenienti dal Casentino (la Golfolina). Signa era rinomata per i lavori con la paglia e le manifatture di terracotta.
Si dice che anticamente (alcune ere geologiche fa) l'Arno fosse immissario di un grande lago formato dalla piana tra Firenze, Prato e Pistoia. Il fiume giunge infine a Pisa, città che il Leopardi afferma avere i lungarni più belli di tutto l'Arno; A questa città la Prof.ssa Giannarelli è particolarmente legata per avervi frequentato la celebre NORMALE, importantissimo centro di cultura universitaria. Naturalmente si è dilungata nel descrivere questa città.
Vogliamo qui ricordare solo l'abbazia di Santa Maria della Spina, una chiesa costruita inglobando una fonte che prima aveva interessato un tempio di culto romano e prima ancora un tempio etrusco: sono stati effettuati ritrovamenti archeologici di fabbricati intorno a quella fonte. L'Arno finisce in mare a Bocca d'Arno il quale, con i suoi RETONI ha assicurato pesce per secoli ai pisani.

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