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APPUNTI SULLA LEZIONE SU G.ROSSINI DI DANIELA ARGENTO

 

Come aveva promesso, la Dott.ssa Daniela Argento ci ha inviato un suo articolo su Giochino Rossini ed il "Barbiere di Siviglia"

lo pubblichiamo con grande piacere.

Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini: un sorriso lungo duecento
anni

di Daniela Argento grande esperta ed amante della musica

Parlare del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini equivale a raccontare la singolare
vicenda di uno dei più solenni fiaschi dell'intera storia del Melodramma italiano, quale mai
si potrebbe immaginare per uno dei capolavori oggi di maggior successo dell'intero
repertorio operistico mondiale.

Eppure, in quel lontano (e immaginiamo freddo) febbraio
del 1816, il celeberrimo titolo rossiniano cadde sepolto da una montagna di fischi e boati,
opera di una claque prezzolata, in una serata che certamente dovette rappresentare un
calvario per un compositore così sensibile.
Ma da cosa era nato tutto ciò? Semplicemente dall'avversione di un nutrito gruppo
di sostenitori del compositore Giovanni Paisiello, autore di un altro Barbiere di Siviglia,
applaudito e osannato in tutta Europa, i quali non vedevano di buon occhio che un
giovanotto di belle speranze che non aveva nemmeno ventiquattro anni, e che da poco più
di tre aveva cominciato a mietere successi nel panorama operistico italiano, si
permettesse di comporre un'opera sullo stesso soggetto di uno dei più osannati e
riconosciuti Maestri di tutti i tempi. A nulla erano valse le dichiarazioni d'intenti del
compositore e del librettista, pubblicate nel libretto stesso, che sostenevano che il loro
Barbiere non aveva nulla in comune con quello di Paisiello, Maestro inarrivabile, nessun
effetto aveva sortito una lettera scritta da Rossini al vecchio compositore che, lusingato da
tanta deferenza, aveva quasi dato la sua benedizione al giovane collega, niente di tutto
questo riuscì a salvare il povero Figato rossianiano dalla terribile mannaia che si abbattè sul
suo collo indifeso.
Nelle sue memorie, Rossini stesso racconta tutto quello che accadde quella sera: il
tenore Manuel Garcia ruppe con colpo di pollice le corde della mandola con cui si
accompagnava cantando una mattinata alla sua bella, il basso che interpretava don
Basilio inciampò entrando in scena e cadde rovinosamente, cosa che lo costrinse a
cantare La calunnia tamponandosi con un fazzoletto il sangue che gli usciva dal naso, e
infine un gatto si presentò al proscenio e attraversò l'intero palcoscenico prima di riuscire a
fuggire dandosi, come disse in compositore, a una ginnastica disperata. Dice la
leggenda che Rossini pianse solo tre volte in vita sua: la prima per l'emozione di sentir
cantare il grande Carafa, la seconda appunto alla Prima del del Barbiere e la terza durante
un picnic, quando un pollo tartufato cadde nel torrente.
Noi che oggi riascoltiamo quelle note che da più di due secoli ci deliziano e ci fanno
compagnia, fatichiamo a credere che tutto questo sua avvenuto veramente e riusciamo a
credere che siano state fischiate solo perché siamo consapevoli che si trattò di un vero e
proprio atto di sabotaggio, un fiasco pilotato deciso a tavolino e perpetrato contro un'opera
che, anche se allora nessuno avrebbe potuto immaginarlo, avrebbe fatto scivolare per
sempre nel limbo la sue sorella maggiore, della quale oggi non si parla quasi più.
E' stata una gioia poter rivivere quella storia e raccontare quella vicenda così
lontana eppure vivissima ai discenti dell'UNIEL di Capolona-Subbiano, poter condividere con loro le
lacrime e i sorrisi di un'opera su cui duecento anni sono passati senza minimamente
appannare la freschezza di una musica cristallina, di un intreccio intricato e semplice al
contempo: la storia di due innamorati e del loro sentimento capace di superare, con un
aiuto affettuoso e furbetto, ogni ostacolo e difficoltà. Una storia bella e tenera,ed
eternamente giovane. Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini: un sorriso lungo duecento
anni.

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