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SUBBIANO L'ALPE DI CATENAIA E LA GUERRA

SUBBIANO MANIFESTAZIONE SULL'ALPE DI CATENAIA

Un raro momento di calma ed un telecomando ci introducono ad una manifestazione subbianese sull’Alpe di Catenaia. Per caso abbiamo trovato una rievocazione dei fatti d’arme della II guerra mondiale come si è svolta dalle nostre parti.

Così abbiamo ascoltato un  Rudi Lapini insolitamente barbuto, il quale ha raccontato di un sottufficiale tedesco morto in combattimento e di un soldato Gurka aggregato all’esercito inglese, anch’egli morto in quella dannata guerra. Entrambi sono stati traslati e seppelliti nei rispettivi cimiteri per iniziativa della’Associazione “Quelli della Karin” di cui Lapini è Presidente. Alla manifestazione erano presenti rappresentanti d’arma con i relativi gagliardetti nonché Ilaria Mattesini, Sindaco di Subbiano, Mario Francesconi, Sindaco di Capolona, Vincenzo Ceccarelli , Assessore regionale, nonché il Dott. Enzo Lucacci, Consigliere provinciale. La cosa ci ha un po’ stupito perché la Provincia di Arezzo, titolare di medaglia d’oro della Resistenza, era rappresentata da una persona che porta nella giacca il simbolo della fiamma ex missina. Una fiamma che si ostina a comparire in certi distintivi da quando, nel 1945, venne istituita come simbolo residuale di un modo di pensare sconfitto e tardo. La fiamma che vuol essere il rigurgito gassoso da una bara contenente i resti del cosiddetto duce, creata quando quella gente sconfitta non aveva proprio nient’altro cui far riferimento viene conservata perchè raccoglie i voti di qualche sparuto gruppo di ostinati e incorreggibili nostalgici. Ebbene dalla Provincia era intervenuto il rappresentante di quella fiamma che è esattamente il contrario di quanto vuol affermare la manifestazione.

Una manifestazione in cui hanno parlato il Francesconi, ed ha illustrato i motivi, democratici, che devono alimentare il nostro essere liberi, Ceccarelli ed ha parlato di libertà e di obbligo di attenzione a conservarla perché è una acquisizione sfuggente; la Mattesini ha parlato, ma si è capito solo che essa è nata esattamente un anno dopo che il maledetta fulmine aveva ucciso le 9 persone alla Fonte del Baregno.

Ha parlato anche Lucacci, ma non si sa che cosa abbia detto perché ci è parso improprio ascoltare le sue parole.

Una manifestazione in cui con piacere abbiamo sentito Giovanni Morelli, ma soprattutto la moglie, ultimi residenti a Savorgnano, testimoni di un’epoca passata e di una guerra assurda e mal digerita.

Le riprese, ottime e professionai, sono state eseguite dal grande Fabrizio Radicchi per Teletruria.

 

 

 

 

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