CHERUBINI ANTONIO DETTO GNOGNIO

CHERUBINI ANTONIO DETTO GNOGNIO

Un Subbianese che definire vecchio sarebbe improprio, bisognerebbe chiamarlo antico; infatti pochi lo ricordano. Nasce da una famiglia di pigionali, cioè quelle famiglie che vivevano in paese e non “a podere” , cloè braccianti e non contadini.

Perciò poverissimi, perché il contadino, bene o male, qualcosa da mettere sotto i denti ce l’aveva sempre. Antonio, dunque, nasce negli ultimi anni del 1800, da giovane fa il bracciante, allo scoppio della maledetta prima guerra mondiale viene richiamato ed inviato al fronte. A differenza di molti giovani rimasti con le loro ossa ad imbiancare i salienti del Carso, riesce a salvarsi. Sono ancora vivi i suoi racconti di azioni belliche in cui si era trovato coinvolto, come quando all’assalto nella terra di nessuno (la zona compresa tra le trincee italiane e quelle nemiche), sotto il fuoco degli austriaci,iniziarono a cadere bombe sparate dalla nostra artiglieria che aveva commesso un errore trigonometrico: “…un inferno in cui il moschetto tenuto in mano non significava niente, era come avere un pezzo di legno, inutile e inoffensivo”; oppure quando con uno zaino enorme risaliva carponi un pendio e si rivolse ad un altro soldato chiedendo dove fossero diretti, e quello zitto. “Ma mi senti?”. E quello zitto. Non rispondeva perché era morto, così carponi come da vivo, con il suo grande zaino sulle spalle, folgorato e rimasto in quella posizione. Sotto la armi, di fronte a quel macello di soldati italiani, Antonio si convinse che quella era stata una guerra infame, inutile e causa della morte di tanti giovani. Tornato a Subbiano ebbe a manifestare questi sentimenti, ma così, semplicemente: un socialista quieto. Poi venne il fascismo ed il nostro Antonio non partecipò ad alcuna attività politica; rimase socialista convinto, ma in silenzio. Orgoglioso di carattere, aveva l’abitudine di non togliersi il cappello davanti alla bandiera quando passavano i cortei fascisti e perciò più di una volta ebbe manganellate “capo e cappello”, cioè colpi alla testa con un bastone finalizzati a scoprirgli la testa. Poi questa abitudine di bastonare questo “ sovversivo socialista” si consolidò ed il povero ‘Gnognio’ dovette subire varie cattiverie. Finchè, proprio perché questa storia finisse e per consentire un po’ di pace a questo reduce dalla guerra, venne accolto in casa, insieme alla moglie domestica, da un signore piuttosto in vista nel panorama politico del momento. Così nessuno si azzardò più ad infastidirlo ed egli si potè dedicare alla sua attività di cementista. Aiutato da quel signore che l’aveva preso in casa, aprì una piccola attività di produzione di tubi in cemento e successivamente si associò ad Amedeo Ciarpaglini ed aprì un laboratorio in via Aretina dove oggi il Calbi Giancarlo, anche lui subbianese doc, ha costruito un bel fabbricato in cemento armato; esattamente nell’angolo tra via Aretina e la strada che conduce al sottopasso per il cimitero. Negli anni la ditta è stata ceduta ed i nuovi proprietari l’hanno trasferita altrove. Antonio Cherubini, Amedeo Ciarpaglini, il suo figliolo Aldo Ciarpaglini detto Trille sono morti e di loro resta un ricordo vivo , sincero e nostalgico di una Subbiano antica. 

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