AD AREZZO VINCE ALESSANDRO GHINELLI

AD AREZZO VINCE ALESSANDRO GHINELLI

Domenica 14 giugno si sono tenute le elezioni comunali ad Arezzo. Normalmente questo giornale si occupa di fatti ed avvenimenti relativi a Subbiano e Capolona, ma questa volta, la vicinanza con Arezzo ed i riflessi che la città capoluogo ha nei confronti della vita dei nostri due comuni, oltre alla enormità del risultato, ci inducono ad effettuare un esame approfondito di quello che è successo.

Si è votato ad Arezzo e non anche a Subbiano a Capolona perché ad Arezzo la votazione si era resa necessaria a causa delle dimissioni dell’Avv. Giuseppe Fanfani che era stato chiamato a ricoprire un prestigioso incarico romano. A Subbiano e Capolona si era invece votato alla scadenza naturale, il 25 maggio 2014. Protagonista della votazione ad Arezzo è stato l’astensionismo cioè quel fenomeno che si verifica ad ogni votazione in misura maggiore o minore: si tratta di elettori, cioè comuni cittadini, che preferiscono non andare a votare.  Non vogliamo qui esaminare i motivi che, in generale, motivano tale scelta perché questo è un argomento che lasciamo a politologi di professione. Per noi è sufficiente esaminare brevemente quello che è successo  qui. Un comune ove tutti si aspettavano una vittoria della sinistra, una città che in passato ha manifestato forte attaccamento per il renzismo (ricordiamo la visita di Renzi al Centro affari, ove gli applausi sembravano far venire giù il tetto), una base elettorale fortemente caratterizzata a sinistra nonostante che,  quando , poco dopo Renzi, venne ad Arezzo Bersani in piazza Risorgimento, questi raccogliesse solo uno sparuto gruppo di “aficionados”. Nonostante la giovanissima e gradevole età di Matteo Bracciali che sembrava impersonare l’immagine della freschezza e dell’onesta. Nonostante oltre 50 anni di guida convintamente rossa a Palazzo Cavallo. Nonostante tutto ciò, ha vinto un esponente del centro destra, non giovane, non nuovo perché già assessore del sindaco forzista di un tempo.  Perche? Abbiamo fatto alcune brevi interviste ad antichi e sicuri comunisti locali ed essi ci hanno risposto che non sono andati a votare perché non gradivano il sistema in cui si dibatte la sinistra d’oggi. Dunque oggi è successo esattamente il contrario di quella che avveniva in passato:  prima erano i filo berlusconiani che si astenevano, ora ad astenersi è la gente di sinistra; quelli della sinistra estrema, quello zoccolo duro che ha assicurato, come abbiamo detto più sopra, il predominio della sinistra per 50 anni. Insomma, abbiamo potuto verificare, sia pure su un campione limitatissimo, che i comunisti duri e puri non hanno votato per il candidato Bracciali, semplicemente perché non sono andati a votare.  Ci conferma in questa convinzione il fatto che solo poche settimane fa questi stessi elettori abbiano votato un plebiscitario consenso al candidato regionale Ceccarelli, comunista dichiarato, già Segretario della Federazione aretina di quel partito ed inossidabile esponente della sinistra. Le sera dello spoglio delle schede abbiamo seguito la telecronaca dello scrutinio che ha fatto Teletruria con la ottima presentazione del commentatore Luigi Alberti ed abbiamo sentito un’intervista  rilasciata dall’esponente della sinistra estrema Nicotra: egli ha definito in maniera chiara che la parte politica di Matteo Renzi è un centro destra: “… il centro destra di Alessandro Ghinelli ha battuto il centro destra di Matteo Renzi…” e questo dice tutto sulla posizione degli ex P.C.I. sull’attuale consultazione elettorale.  Seguaci dell’ex P.C.I. che ci trova concordi unicamente nel condannare il comportamento di certi figuri che, nella sala del comune di Arezzo in cui erano riuniti in attesa del risultato dello scrutinio, hanno inneggiato alla vittoria di Ghinelli con il braccio alzato nel saluto romano nell’evocazione di orribili trascorsi scenari che gli italiani, e riteniamo Ghinelli stesso, condannano come la storia e la logica hanno condannato. Siamo convinti che , d’ora in poi, la politica debba tener conto di questi comportamenti e riflettere in maniera approfondita sul problema dell’astensionismo e di certi atteggiamenti semplicemente biasimevoli.    

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